Per fortuna i magrissimi introiti da amministratore pubblico mi costringono a continuare il mio vecchio mestiere da insegnante. E così anche quest'anno deambulo divertito fra otto classi, due laboratori e quasi duecento studenti (pardon: scolari). E, come gli altri anni, mi sono ingegnato a studiare le potenzialità digitali dei miei primini: ragazzi (per la verità sono quasi tutte ragazze) socialmente medi, intellettualmente medi, mediamente medi. Un campione mediamente rappresentativo dell'universo adolescenziale, insomma.
Per una curiosa fatalità, quest'anno il mio punto di osservazione è stato in qualche modo straniato. Avendo il mio indirizzo (liceo delle scienze sociali) cambiato sede, ci siamo trovati per un paio di mesi senza un laboratorio informatico operativo. Così – contrariamente alle mie consolidate abitudini – ho improvvisato qualche lezione più o meno frontale, con il curioso ausilio di una rutilante LIM.
Ho disquisito di filosofia dell'apparire, di linguaggi (verbali e non), di reti, di fratelli più o meno grandi, di teorie della comunicazione. ...Read the full article