Sono in fase decisamente sperimentale ed esplorativa per quanto riguarda l’uso di questi portentosi strumenti di asocialità. Twitter ha recentemente fatto il botto a livello interplanetario, nonostante il passante italiano medio si ostini a non cacarselo, preferendogli Facebook. Inizialmente fui schifato da codesto social network cinguettante ordinarie stronzate (pensavo), per poi promuoverlo al rango di simpatica curiosità.
Ora mi appare invece un’eccellente alternativa alle più impegnative e stressanti chat. Il cervello umano, infatti, non è stato progettato per lavorare in multitasking e dover continuamente rendere conto a finestre lampeggianti varie mentre fa ben altro (non oso pensare che inferno debba essere la vita di quegli sciagurati che, su MSN, lasciano attivi financo i trilli). I tempi di Twitter sono invece meno stringenti e i centoquaranta caratteri a disposizione, che possono sembrare pochi (e lo sono) per discutere civilmente, si rivelano invece un portentoso propellente per scambi secchi, vicini alla velocità e alla struttura stessa del pensie